Epicuro

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L'odio istintivo per la realtà: conseguenza di una estrema capacità di soffrire, di un'estrema irritabilità che in genere non vuole più essere «toccata» poiché avverte ogni contatto con troppa intensità. L'esclusione istintiva di ogni avversione, di ogni inimicizia, di ogni limi­te e distanza nel sentimento: conseguenza di una estrema capacità di soffrire, di un'estrema irritabilità che, in ogni resistenza, in ogni necessità di resistenza, provoca come un dispiacere insopportabile (cioè come qualcosa di dannoso, come qualcosa che l'istinto di conservazione disapprova) e che conosce la beatitudine (il piace­re) soltanto nel non resistere più a niente, a nessuno, né al male, né al cattivo: l'amore come sola e ultima possibilità di vita... Queste sono le due realtà fisiologiche sulle quali e a partire dalle quali si è sviluppata la dottrina della redenzione. Io la intendo come una sublime evoluzione dell'edonismo su basi assoluta­mente patologiche. Il suo parente più prossimo, anche se con una considerevole aggiunta di vitalità greca e di energia nervosa, è l'epicureismo, la dottrina della redenzione del paganesimo. Epicuro è un tipico décadent: io per primo l'ho giudicato tale. La paura del dolore, persino di quello che è infinitamente piccolo, non può sfociare in niente altro che in una religione dell'amore...

L'Anticristo