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10. I tedeschi comprendono subito quando dico che la filosofia è corrotta dal sangue dei teologi. Il parroco protestante è il nonno della filosofia tedesca, il protestantesimo stesso è il suo peccato originale. Definizione di protestantesimo: la sempiraralisi del cristianesimo, e anche della ragione. E' sufficiente pronunciare la parola "seminario di Tubingen" per capire che la filosofia tedesca è una insidiosa teologia. Gli Svevi sono i più grandi bugiardi della Germania, mentono con innocenza. Questo spiega l'esultanza che all'apparire di Kant percorse il mondo erudito tedesco, formato per tre quarti da figli di parroci e insegnanti, da cui la convinzione tedesca, che ancora oggi trova eco, che con Kant cominciasse una svolta verso il miglioramento. L'istinto del teologo, nell'erudito tedesco, indovinò quello che era ancora possibile. Era l'aprirsi di una via traversa verso il vecchio ideale: il concetto di mondo vero, il concetto della morale come essenza del mondo (due tremendissimi errori, i più tremendi che esistano) ritornavano ad essere, grazie ad una scepsi scaltramente sagace, se non dimostrabili, perlomeno non più confutabili. La ragione, il diritto della ragione non arriva così lontano. Si era fatto della realtà una apparenza; si era elevato a realtà un mondo completamente inventato, quello dell'essere. Il successo di Kant non è altro che un successo dei teologi: Kant fu, al pari di Lutero, una pastoia al piede della già di per sé non salda rettitudine tedesca (ndr). da l'Anticristo 11. Ancora una parola contro Kant
moralista. Una virtù deve essere una nostra invenzione, una personalissima
legittima difesa e necessità nostra: in ogni altro senso essa è solo un
pericolo. Ciò che non condiziona la nostra vita, le è di danno: una virtù
determinata solo da un senso di rispetto per il concetto di virtù, come voleva
Kant, è dannosa. La virtù, il dovere, il bene in sé, il bene col carattere
dell'impersonalità e della universale validità, chimere in cui si esprime il
declino, l'ultimo spossamento della vita, la cineseria koenigsberghese. Le più
profonde leggi della conservazione e della crescita reclamano il contrario: che
ciascuno inventi la sua virtù, il suo imperativo categorico. Un popolo va in
sfacelo quando confonde il proprio dovere con il concetto di dovere in generale.
Nulla corrode più profondamente, più intimamente di ogni dovere impersonale,
di ogni sacrificio dinanzi al Moloch dell'astrazione. Che non si sia sentita la
pericolosità per la vita dell'imperativo categorico di Kant! Solo l'istinto del
teologo l'ha protetto! Un'azione alla quale l'istinto della vita sospinge, trova
nel piacere la dimostrazione di essere un'azione giusta e quel nichilista dai
visceri cristiano-dogmatici considerava il piacere un'abiezione. Che cosa
distrugge più in fretta che lavorare, pensare, sentire senza un'intima
necessità, senza una scelta profondamente personale, senza gusto? Come un
automa del dovere? E' questa né più né meno, la ricetta della décadence, o
addirittura della stupidità. Kant diventò stupido. E questo sarebbe il
contemporaneo di Goethe! Questo ragno tristemente fatale fu reputato il filosofo
tedesco e ancora considerato tale! Mi guardo bene dal dire cosa penso dei
tedeschi. Kant non ha forse visto nella rivoluzione francese il trapasso dalla
forma inorganica a quella organica dello Stato? Non si è forse domandato se
esiste una congiuntura che non possa essere assolutamente spiegata se non mercé
una propensione morale dell'umanità, in modo che con essa, una volta per tutte,
sarebbe dimostrata la tendenza dell'umanità al bene? Risposta di Kant: Questa
congiuntura è la rivoluzione. da l'Anticristo 12. Metto da parte un paio di Scettici, che rappresentano nella storia della filosofia il tipo umano più degno: il resto non conosce i più elementari requisiti della rettitudine intellettuale. Tutti, nessuno escluso, si comportano come donnette, questi grandi fanatici e bestie rare, prendono i bei sentimenti per argomenti, il petto in fuori per un mantice della divinità, la convinzione per un criterio di verità. Infine ancora Kant, con teutonica innocenza, ha tentato di rendere scientifica questa forma di corruzione, questa carenza di coscienza intellettuale, con il concetto di ragion pratica: a tale scopo inventò espressamente una ragione, in presenza della quale non ci si dovrebbe curare della ragione, e allorquando la morale, la sublime esigenza del tu devi si fa sentire. Se consideriamo che presso quasi tutti i popoli il filosofo non è altro che un ulteriore sviluppo del tipo sacerdotale, questo frammento dell'eredità pretesca, questa opera di falsari davanti a sé stessi non susciterà più sorpresa. Allorché si hanno sante incombenze, ad esempio quella di rendere migliori, di salvare, di redimere gli uomini, allorché si porta la divinità in petto e si è portavoce di imperativi oltremondani, ci si trova già, con una simile missione, al di sopra di ogni valutazione meramente razionale; si è addirittura già santificati da un siffatto mandato, ci si pone già come esemplari di un ordine più alto! Che se ne fa un prete della scienza? Egli sta troppo in alto per queste cose! E il prete ha dominato! Ha stabilito il concetto di vero e di non vero! da l'Anticristo
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