Il fenomeno del coro tragico
è il fenomeno drammatico primitivo, e consiste nel vederci soggetti a
metamorfosi e nell'agire ormai come se fossimo realmente entrati in un altro
corpo, in un altro personaggio. Questo fenomeno è all'origine dell'evoluzione
del dramma. Ciò che qui accade è diverso dal rapsodo, che non si confonde
con le proprie immagini ma che, come il pittore, le vede e contempla al di
fuori di sé; qui l'individuo rinuncia a se stesso nel momento in cui si tuffa
in una natura a sé esterna. E il fenomeno si produce in modo epidemico:
un'intera folla cade preda di questa metamorfosi.
[...] Sotto l'azione del sortilegio l'entusiasta dionisiaco si vede
trasformato in satiro, e da satiro vede il suo dio, e cioè, una volta mutato,
percepisce fuori di sé una nuova visione che rappresenta il compimento
apoffineo del suo proprio stato.
[...] Nei più antico periodo della tragedia, Dioniso, vero eroe della
composizione e centro della visione, non è realmente presente, ma viene
rappresentato come presente; ciò significa che l'origine della tragedia è
solo coro, non «dramma». Più tardi si tenta di mostrare il dio come reale e
di rappresentare, visibile a tutti, la forma visionaria e l'intera cornice che
la trasfigura; allora, inizia il «dramma» nel senso specifico del termine.
Ora, dunque, il coro ditirambico ha lo scopo di eccitare l'emozione dionisiaca
degli ascoltatori fino al punto in cui, quando l'eroe tragico compare sulla
scena, non vedranno l'uomo con la mostruosa maschera, ma una forma visionaria
sorta dalla loro propria estasi.