A MATILDE MAIER: LA PRIMA RIBELLIONE
 
 

Interlaken, 15 luglio 1878

Quel metafisico oscurare quanto è semplice e vero, la lotta della ragione contro la ragione, per la quale si vuole scorgere in tutto un miracolo e un portento, insieme con l'arte barocca dell'esaltazione e del panegirico esorbitante - io parlo dell'arte di Wagner - sono le due ragioni del fatto che sono caduto ammalato, ammalato sempre di più, e quasi esse stavano per corrompere il mio temperamento, le mie naturali inclinazioni. Voi avete veduto come io viva sulle alte vette, nell'aria pura, e con quale benignità io guardi laggiù agli uomini che abitano ancora nell'afose bassure, più che mai deciso a dedicarmi a quanto è buono e ardito, sempre più vicino che non nel passato ai Greci; avete veduto come anche nelle piccole questioni io combatta per la saggezza, mentre prima mi accontentavo di onorare i saggi e di entusiasmarmene. Insomma se voi riusciste a intuire questo mio mutamento, questa mia crisi, desiderereste certamente di provare anche voi questo mio sentimento! Nell'estate passata a Bayreuth [L'estate del 1876, quando fu inaugurato il teatro wagneriano di Bayreuth, in un'atmosfera di trionfalismo «ufficiale»] io maturai in me d'improvviso questo nuovo sentimento. Dopo che ebbi assistito alla prima rappresentazione, fuggii sulla montagna, in un piccolo villaggio fra i boschi, e là gettai un primo abbozzo di un libro cui detti il nome di Vomere. Poi, persuaso da mia sorella, tornai a Bayreuth, e così riuscii a padroneggiarmi al punto da sopportare l'insopportabile e tacere alla presenza di tutti! Adesso mi sbarazzo di tutto quanto non mi appartiene: uomini, siano essi amici o nemici, abitudini, piacevolezze, libri. Da anni vivo in solitudine, fin quando, filosofo della vita, maturo e pronto, potrò (e allora forse anche dovrò) tornare a frequentare il mondo...

(Correspondance ediz. francese, Paris, P.U.F., 1932, p. 363).