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"Aurora" é l'opera con cui
Nietzsche si avvia verso la sua maturità, ed é anche l'opera in cui diventa
centrale la "passione della conoscenza", a cui si abbandonerà
fino all'ultimo. "Si corrompe nel modo più sicuro un
giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa
diversamente". In "Umano, troppo umano" il filosofo tedesco aveva presentato una scienza fatta di intuizioni, in "La gaia scienza" fornirà ancora una scienza, la cui indicazione é di identificarsi con la poesia, qui lui dà sempre una scienza, i cui contenuti sono più variegati e fluttuanti, non appartengono alla sfera politica e statale, raramente si concentrano su figure di filosofi o artisti. Ed é bene citare due esempi per quale alibi egli usi della parola scienza in Aurora: nell'af. 76, in cui si tratta della calunnia cristiana contro l'amore e la procreazione, troviamo scritto: "Infine questa diabolizzazione di Eros ha avuto un epilogo da commedia [...] che fin nel bel mezzo della nostra epoca, la vicenda amorosa é divenuta l'unico reale interesse comune a tutti gli ambienti- in una esagerazione inconcepibile all'antichità, esagerazione cui seguirà più tardi, quando che sia, anche uno scoppio di ilarità". Ecco un esempio di scienza, intesa come pura
intuizione, basata sulla pura esperienza immediata. E' una valutazione del
presente illuminata da un giudizio del passato (visione del mondo cristiana): ed
é per questo che si può parlare di vera e propria intuizione storica, in cui
Nietzsche apre una prospettiva nella storia, passata, presente e futura. "pessimista fin nel cuore della morale, fino a trascendere la fiducia nella morale" egli non concorda, come già ci aveva dato modo di intendere nella "Nascita della tragedia", nel trovare a tutto una spiegazione razionale e dice esplicitamente, a proposito: "Tutte le cose che vivono a lungo, s'impregnano a poco a poco di ragione, a tal punto che la loro provenienza dall'irrazionale diventa perciò improbabile" e del resto "com'é venuta nel mondo la
ragione? Com'é giusto che arrivasse, in un modo irrazionale, attraverso il
caso." Così Nietzsche può muover guerra al concetto di causalità ( con
la quale si vedono solo le figure di cause ed effetti, senza però capire nulla
di più profondo!) , a quello di finalità (non abbiamo gli occhi al fine di
vedere: é il caso che ce li ha donati!) e a quello di volontà (ridiamo di chi
dice "voglio che esca il sole!" e allo stesso modo dovremmo ridere di
chi dice di voler ogni altra cosa!). "Se fossi un dio, e un dio benigno, i matrimoni degli uomini mi farebbero perdere la pazienza più di ogni altra cosa. Il fatto che un individuo possa arrivare ben lontano, ai suoi 70, anzi ai suoi 30 anni, fa stupire anche gli dei! Ma se poi si osserva come abbandoni il patrimonio e il retaggio delle sue lotte e delle sue vittorie, l'alloro della sua umanità, appendendolo al primo posto che trova, dove una femminuccia lo coglie; se si osserva quanto é valente nel conquistare e incapace nel conservare, anzi come non pensi affatto che potrebbe preparare una vita ancor più ricca di vittorie mediante la procreazione, si viene a perdere, come già si é detto, la pazienza, e si dice a se stessi: dall'umanità, a lungo andare, non può venir fuori nulla; i singoli vengono sprecati, e la causalità dei matrimoni rende impossibile ogni razionalità di un grande cammino dell'umanità- cessiamo di essere gli appassionati spettatori e giullari di questa commedia senza meta!" Ed é tipicamente un pregiudizio morale dei dotti il credere di sapere ogni cosa meglio nel presente che nel passato. Ma i pregiudizi cristiani sono altrettanto forti e arrivano a porre limiti alla conoscenza umana: "Chi vorrà ribellarsi alla deduzione cui amano giungere i credenti: la scienza non può essere vera perchè nega Dio. Di conseguenza essa non deriva da Dio; di conseguenza non é vera, poichè Dio é la verità? Non nell'inferenza, bensì nel presupposto sta l'errore: e se Dio appunto non fosse la verità, e questo appunto fosse provato? Se egli fosse la vanità, la bramosia del potere, l'impazienza, il terrore, l'estasiato ed inorridito delirio degli uomini?" (af. 93). E d'altronde la sottomissione ad una morale,
spiega Nietzsche, é cosa non morale! In questo periodo Nietzsche é impegnatissimo nella vita politica, numerosissime sono le sue meditazioni su Napoleone. Ma in Aurora questo non affiora e domina incontrastata la dichiarazione "dello Stato, il meno possibile!" (af. 179). Qui si teorizza la conoscenza come supremo valore della vita e nel far questo Nietzsche si sforza di debellare il valore contrapposto, l'azione. Dal momento che é sul metro della conoscenza che l'azione viene giudicata: "Tutte le azioni sono essenzialmente ignote" (af. 116). Ma la preminenza del conoscere sull'agire non é solo puramente speculativa, si tratta anche di una preminenza morale: "E così sarebbe forse l'impulso ad agire, nient'altro, in definitiva, che un fuggire a se stessi?" (af. 549). Splendido é poi il finale dell'opera, in cui Nietzsche arriva a paragonare gli ingegni superiori agli uccelli che spiccano il volo, che tanto più si innalzano e tanto più sembrano piccoli a quelli che non possono volare: evidente é il significato allegorico: chi si eleva al di sopra degli altri uomini, non viene compreso, viene anzi osteggiato, si cerca di tirarlo giù per riportarlo al pari dell' "armento". "Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare. Tutti questi arditi uccelli che spiccano il volo nella lontananza, nell'estrema lontananza, di sicuro, a un certo momento non potranno più andare oltre e si appollaieranno su un pennone o su un piccolo scoglio- e per di più grati di questo miserevole ricetto! Ma a chi sarebbe lecito trarne la conseguenza che non c'è più dinanzi a loro nessuna immensa, libera via, che sono volati tanto lontano quanto è possibile volare? Tutti i nostri grandi maestri e precursori hanno finito coll'arrestarsi; e non è il gesto più nobile e il più leggiadro atteggiamento, quello con cui la stanchezza si arresta: sarà così anche per me e per te! Ma che importa a me e a te! Altri uccelli voleranno oltre! Questo nostro sapere e questa nostra fiducia spiccano il volo con essi e si librano in alto, salgono a picco sul nostro capo e oltre la sua impotenza, lassù in alto, e di là guardano nella lontananza, vedono stormi d'uccelli molto più possenti di quanto siamo noi, i quali agogneranno quel che agognammo noi, in quella direzione dove tutto è ancora mare, mare, mare! E dove dunque vogliamo arrivare? Al di là del mare? Dove ci trascina questa possente avidità, che è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell'umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere l'India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell'infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure" |