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Nel
suo commento all’ Also sprach Zarathustra, Naumann (G. Naumann, “Zarathustra-Commentar”,
Leipzig, 1899-1901, I, pagg. 52-53) sottolinea la frequenza con cui compaiono,
in quest’opera, parole con il prefisso Über-.
Dopo i dibattiti sul concetto di superuomo, il particolare valore di questo
prefisso è dato soprattutto dal fatto che in esso si rileva la caratteristica
dell’Überwindung (superamento), così da confermare l’ipotesi di Vattimo circa l’opportunità di tradurre über Mensch come oltreuomo e non come superuomo. Del resto il
termine oltreuomo rispecchia molto più fedelmente il senso che Nietzsche dà
all’uomo protagonista del suo Zarathustra, uomo che ha superato la morale
cattolica ed è andato… oltre.
Anche se è avvertibile nel prefisso Über- l’dea di potenziamento (poiché
nel coraggio per il nulla il nichilismo si compie e si oltrepassa nel
“sovra-coraggio” del Superuomo… K. Lowith), è importante sottolineare
che l’implicazione semantica di questo Über- rimanda continuamente al termine
rovesciamento.
Anche la connessione di creatore-creatura si trasferisce all’interno della Überwinduung
(superamento) nel plesso strutturale Übergang - Untergang.
Was
gross ist am Menschen, das ist, dass er eine Brücke und kein Zweck ist: was
geliebt werden kann am Menschen, das ist, dass er ein ‘Übergang’ und ein
‘Üntergang’ ist
(Friedrich Nietzsce, Zarathustras Vorrede, 4, in Also sprach Zarathustra).
Se
Übergang esprime l’andare oltre lo Zwischenwesen, che è creatura non ancora
determinata, intesa da Nietzsche come creatura ancora cattolica, Üntergang
evoca la volontà di tramonto. Una interpretazione in questo senso viene data da
Ferruccio Masini in Lo scriba del caos. Interpretazione di Nietzsche,
Bologna, Il Mulino, 1978, pagg. 235 –7.
Il passaggio per cui la volontà di tramonto (“Untergang”) diviene volontà
di superamento (Übergang), implica la lettura del testo in una nuova ottica.
Il concetto di oltre-uomo (über Mensch) implica il motivo di un passaggio
dinamico
in cui il divenire
si giustappone a quello dell’essere. Questo è giustificato altresì da
quello che Nietzsche scrive
in Così parlò Zarathustra:
La grandezza dell’uomo è di essere egli un ponte e non uno scopo:
nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto. Io amo
coloro che non sanno vivere se non tramontando, perché essi sono una
transizione.
(Was
gross ist am Menschen, das ist, dass er eine Brücke und kein Zweck ist: was
geliebt werden kann am Menschen, das ist, dass er ein ‘Übergang’ und ein
‘Üntergang’ ist. Ich liebe die, welche nicht zu leben wissen, es sei denn
als Untergehende, denn es sond die Hinübergehenden) (Friedrich Nietzsce,
“Zarathustras Vorrede”, 4, in: “Also sprach Zarathustra”).
Dove,
sottolineato come a Übergang corrisponde Hinübergehenden ed a Üntergang
corrisponde Üntergehende, è facile avvertire come la transizione comporti
l’idea-immagine di un andare al di là (oltre), ed il tramonto
l’idea-immagine di un andare in alto (il sole è alto significa il sole
tramonta, e viceversa). (Antimo Negri, “Nietzsche. Storia e cultura” Roma,
Armando, 1978 - pagg. 94-5)
Vattimo, profondo conoscitore di Nietzsche, è il primo acuto osservatore ad
usare Oltreuomo come traduzione del termine Übermensc. Vattimo comprende il non
senso del termine superuomo, termine che implica in sé un contenuto dannunziano
che poco si addice al pensiero di Nietzsche, giacché l’oltreuomo
nietzscheano si manifesta come una forma di umanità collocata totalmente
“oltre” l’uomo così com’è oggi. (Gianni Vattimo, “Il soggetto e
la maschera. Nietzsche e il problema della liberazione” Milano, 1974, pag.
283)
Vattimo
apre le porte non solo alla contestualizzazione storica, ma anche alla
ricostruzione filologica,
contribuendo a depurare il pensiero Nietzsche dai fraintendimenti.
Vattimo, dunque, propone di tradurre Übermensch non con superuomo, ma con
oltreuomo, perché a Nietzsche, secondo Vattimo, starebbe a cuore esclusivamente
il trascendimento dell’uomo della tradizione. Qualunque conoscitore del
pensiero di Nietzsche non può che prendere atto che questo è realisticamente
il senso che deriva dalla completa lettura delle sue opere.
Moltissimi
fraintendimenti sono stati causati anche dalla traduzione del termine Züchtung
come allevamento. Si può senz’altro pensare,
alla traduzione del termine Züchtung con educazione e non con
allevamento, perché questo biologismo è evidentemente, come dice Vattimo,
puramente allegorico.
Nel Crepuscolo degli idoli o nella Genealogia della morale, dove
il termine Züchtung
viene tradotto come addomesticamento dell’uomo, o come allevamento
dell’uomo, è quasi d’obbligo il fraintendimento. Il lettore che non conosce
a fondo il pensiero del filosofo è portato inevitabilmente a ritenere che
Nietzsche propone la selezione della razza tedesca, come ideologizzato dalla
cultura dominante dell’epoca. Nulla di più falso.
Si comprende quanto la tendenziosa traduzione di questo termine abbia
contribuito alla nomea che ha fatto di Nietzsche l’ideologo del nazismo.
Secondo
Vattimo, la condizione postmoderna non sarebbe pensabile senza Nietzsche.
Nietzsche ha infatti criticato in modo radicale i miti della Ragione, della
Storia e del Progresso, liberando il singolo individuo da una ideologia ispirata
da progetti collettivi e metaindividuali di liberazione e emancipazione.
Anche
i termini tradotti come falliti e malriusciti hanno dato luogo ad
errate interpretazioni. I falliti e i malriusciti altri non sono, secondo
Nietzsche, che i preti e i cattolici in genere.
Consideriamo la seguente frase:
i
falliti, i malriusciti e i deboli pesano in modo intollerabile sulla società e
sulla vita e bisognerebbe sollecitarli a porre fine alla loro esistenza priva di
valore.
E’
evidente l’enorme differenza di senso che possiamo dare a questa frase se
pensiamo che deboli e malriusciti sono le persone con handicap fisico (così
come è stato interpretato da D’Annunzio che di Nietzsche conosceva poco o
nulla e che si è appropriato del termine superuomo perché suscitava la sua
fantasia esaltata) oppure se pensiamo, come intendeva Nietzsche, che i deboli e
i malriusciti sono i preti, i teologi e tutti coloro che credono nella morale
cattolica.
Non
esistono comunque traduzioni scientifiche e intoccabili, ed è più facile di
quel che si pensa cadere in una concezione strumentale del linguaggio. Ma è
anche vero che la storia delle traduzioni tende a procedere di pari passo con la
storia delle interpretazioni.
Più
di ogni altra cosa interpretare un testo dovrebbe significare comprenderlo,
anche se, come afferma Gadamer, ogni comprendere è un tradurre, tradurre
il linguaggio dell’altro o di un testo nel mio linguaggio.
Il problema del tradurre pone dunque dei limiti che appaiono invalicabili, data
la complessa specificità della traduzione da una lingua all’altra. Rispetto
alla traduzione italiana delle opere di Nietzsche, Losurdo afferma di voler
mantenere la traduzione di alcuni termini chiave (per esempio di tradurre Züchtung
non con educazione, ma con allevamento).
Losurdo tra l’altro, nella sua lettura di Nietzsche, ha ricostruito
dettagliatamente il rapporto di Nietzsche con l’eugenetica affermando che il
termine Züchtung non può essere tradotto con educazione, ma con allevamento.
A dire il vero, numerosi passi fanno pensare che Nietzsche fosse lontanissimo
dalla eugenetica e che approvasse la nascente teoria darwiniana
dell’evoluzionismo: La
compassione intralcia totalmente la legge dell'evoluzione, che è legge della
selezione (L’Anticristo, Aforisma n. 7).
Ma
il punto non è questo. Una buona
traduzione non deve essere necessariamente letterale (penso ad esempio a come
potrebbe essere tradotta la Divina Commedia in tedesco). D’altra parte non
esiste una corrispondenza biunivoca tra termini di lingue diverse: segni di
lingue diverse sono diversi tanto per il significante quanto per il significato.
Quindi è importante il valore che si dà ad una frase e questo è tanto più
fedele all’originale quanto più il traduttore conosce il pensiero
dell’autore che traduce.
Si può anche aggiungere che allevamento e educazione, per esempio, sono termini
che, in determinati contesti, sono scambiabili: “ho allevato mio figlio”,
“ho educato il mio cane”. Questo rende ancora più evidente l’importanza
del significato d’insieme che si dà all’opera. E’ certamente accaduto in
passato che vari traduttori abbiano voluto consapevolmente travisare certi
termini per dare di Nietzsche una immagine strumentalizzata. O meglio: si è
trovato più volte in un testo originale ciò che si è voluto trovare (penso
alle manipolazioni della sorella Elisabeth e alle traduzioni di Gast). C’è da
chiedersi se questo vale anche per Losurdo, Vattimo e tutti quei filosofi che
discutono sulle interpretazioni dei testi e dei termini.
Occorre
certamente porre molta attenzione al lavoro interpretativo
di pensatori
come Massimo Cacciari, Emanuele Severino e Gianni Vattimo che alle teorie
nitzscheane ha agganciato il suo pensiero debole. Lungi dallo scorgervi
implicazioni politiche, Cacciari ha identificato la volontà di potenza con il
culmine del razionalismo tecnico-scientifico moderno, e l’oltreuomo come
l'individuo capace di innalzarsi interiormente al livello delle sue effettive
capacità tecniche di dominio del mondo. Mentre Vattimo ha suggerito con grande
forza che l'Uebermensch nietzscheano, invece che con Superuomo, sia meglio
traducibile con Oltreuomo, in quanto non rappresenta una forma di umanità
potenziata ma qualche cosa che si colloca al di là di ogni esperienza umana
precedente. E ha posto l'attenzione su un appunto del 1887 in cui Nietzsche
spiegava come tutti i valori siano in realtà interpretazioni, imposizioni della
volontà di potenza. Ma nella lotta fra le interpretazioni, scriveva, alla fine
non vinceranno i più violenti, bensì ì più moderati, quelli che non hanno
bisogno di principi estremi.
Quali
uomini si riveleranno allora i più forti? I più moderati, quelli che non hanno
bisogno di principi di fede estrema, quelli che non solo ammettono, ma anche
amano una buona parte di caso, di assurdità, quelli che sanno pensare, riguardo
all’uomo, con una notevole riduzione del suo valore senza diventare perciò
piccoli e deboli: i più ricchi di salute, quelli che sono all’altezza della
maggior parte delle disgrazie — gli uomini che sono sicuri della loro potenza
e che rappresentano con consapevole orgoglio la forza raggiunta dall’uomo
(Opere, voi. VIII, I, p. 206).
Vattimo
dunque trasforma il Superuomo in un Oltreuomo capace di liberare l'individuo da
illusioni metafisiche trascendenti (religione) e immanenti (comunismo marxista),
da strutture sociali che implichino la divisione fra dominanti e dominati.
Dubito invece che la volontà di potenza venga vista come esperienza artistica,
lotta fra opposte volontà di potenza come lotta di interpretazioni, come
afferma Vattimo. La volontà di potenza Nietzscheana è pura affermazione di sé
come risultato della lotta per la sopravvivenza (ricordo
ancora una volta la frase La
compassione intralcia totalmente la legge dell'evoluzione, che è legge della
selezione (L’Anticristo, Aforisma n. 7).
Cacciari
suggella la sua visione del destino d'Europa con una rilettura dell'übermensch
nietzschiano: Non è l'uomo superiore all'ennesima potenza; è il
totalmente altro rispetto a ogni determinata affermazione di forza o potenza.
Per
Severino Il superuomo non è un individuo
che per definizione è qualcosa rispetto a cui il mondo è esterno e
indipendente; non è un io o una coscienza individuale, ma è il pensiero più
potente, che è insieme la volontà più potente; il dire sì alla vita che,
come eterno piacere del divenire, è anche il piacere dell'annientamento di ogni
individualità: la dimensione del dionisiaco che dice di sì a se stessa (L'anello
del ritorno. Milano, Adelphi, 1999, p. 393).
D’altra
parte, è innegabile che il piacere dell’insicurezza, la felicità di
constatare ovunque incertezza e temerarietà, è ben lontano dall’essere
un atteggiamento di massa: esso
richiede un nuovo tipo di umanità, un oltreuomo, che non cerca di proteggersi
dal divenire della vita, ma ne è l’accettazione incondizionata: è il dire sì
alla vita, persino nei suoi aspetti più terribili, più oscuri e più aspri.
L’oltreuomo, a differenza dell’uomo cattolico, sa che la vita vera è
orrore e dolore e, ciononostante, non si ritrae e non fugge da essa inventando
una vita migliore nell’aldilà, e non si ritrae nemmeno dalla vita come aveva
proposto Schopenhauer sulle tracce del buddhismo, ma la accetta e la ama
gioiosamente.
La critica che Nietzsche rivolge a ogni verità definitiva e a ogni struttura
permanente e immutabile della realtà ha il proprio fondamento nella
consapevolezza che ogni forma definitiva, permanente, immutabile tende a
irrigidire e a negare la continua innovazione e il continuo differenziarsi del
divenire. Tutte le grandi costruzioni del sapere tradizionale, dai principi
della metafisica, dell’arte e della morale ai valori della società e alle
norme della condotta degli individui e dei gruppi umani, consentono di rendere
sopportabile la vita, cioè sono gli strumenti fondamentali con cui l’uomo ha
tentato di raggiungere il piacere e di fuggire il dolore. Strumenti che hanno
consentito all’uomo di sopravvivere, ma che sono stati fatti passare come
verità. Menzogne e illusioni utili alla sopravvivenza, errori vitali mascherati
da verità. Se ogni verità è menzogna e se i valori tradizionali sono
espressione della menzogna, l’unico valore reale è la forza, la potenza, la
capacità di dominare uomini e cose. Ed è proprio in nome della forza e della
volontà di potenza, ossia dell’istinto vitale di sopravvivenza, che
l’oltreuomo, completamente disincantato rispetto a tutte le illusioni, non si
arrende, non fugge e non si dispera di fronte al divenire, ma si identifica ad
esso.
Questo
è il pensiero di Nietzsche, un pensiero dove trova compimento il termine
oltreuomo. In questo contesto l’uso del termine superuomo appare privo di
senso.
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