|
Nietzsche continua,
assieme a Marx e Freud, ad esercitare quel ruolo di “maestro del sospetto”
che Ricoeur gli aveva attribuito, ma anche le posizioni a cui egli giunge nel
suo radicale esercizio critico sono a loro volta oggetto di sospetto e di
denuncia.
A questo protagonista geniale ed inquietante della cultura degli ultimi decenni
dell’800 oggi Domenico Losurdo, professore di storia della filosofia
nell’Università di Urbino, dedica molte pagine a Nietzsche.
Il suo ampio lavoro su Nietzsche ha suscitato vivaci polemiche, soprattutto tra
i cultori del pensiero nietzscheano sconcertati da un’analisi così cruda che,
assieme a puntuali ricostruzioni di ambienti filosofici e letterari, storici e
politici, sottolinea i “motivi torbidi e ripugnanti” del pensiero
nietzscheano come l’auspicio per una “nuova schiavitù”,
“l’annientamento delle razze decadenti” e la soppressione “di milioni di
malriusciti”.
Secondo Losurdo, “La contestualizzazione storica e la ricostruzione della
biografia intellettuale di Nietzsche sono la condizione per cogliere, al
di là di rimozioni e delle censure … la tormentata coerenza e l’inquietante
grandezza del suo “radicalismo aristocratico””. E ancora... Nietzsche
perviene a proporre “progetti di inaudita violenza e brutalità” insieme a
condurre a fondo la dissacrazione “della storia, della geneaologia e delle
mitologie dell’Occidente” (Losurdo, Nietzsche, il ribelle
aristocratico, Bollati Boringhieri, 2002).
Nietzsche, per Losurdo, va immerso nel suo contesto storico che non è soltanto
quello dei grandi avvenimenti internazionali, ma delle dinamiche secondo cui si
articolano e da cui emergono programmi politici e progetti ideologici. Sionismo
e antisionismo, ebraismo e cristianesimo, liberalismo e democrazia,
aristocrazia, socialismo e nichilismo costituiscono l’humus delle visioni del
mondo che popolano le pagine di Nietzsche.
La ricostruzione che Losurdo fa dei contesti storici procede da un orientamento
speculativo. Ciò che sta alle spalle della sua ermeneutica è la ferma
convinzione che la storia si svolge in un concreto e denso intreccio di istanze
di liberazione e di un puntuale impegno nella singolarità delle situazioni,
nella particolarità degli eventi.
Questo processo di formazione e di sviluppo coinvolge più profondamente
pensatori come Nietzsche tormentati dal problema della comprensione del mondo e
da un’esigenza di immediato impegno.
Losurdo ricorda come, per Nietzsche, vi sia una linea di continuità tra il
messianesimo cristiano e quello socialista. Non si tratta però di una “riproposizione,
in forma superficialmente laicizzata, dell’escatologia cristiana”. Egli
non “ritrascrive la storia dei movimenti socialisti in termini di storia
sacra, ma, al contrario, compie una lettura degli stessi movimenti religiosi in
chiave politico-sociale”. L’aderenza alla dimensione storica sarebbe
quindi un criterio centrale nelle valutazioni di Nietzsche. “Nietzsche è
impegnato – conclude Losurdo – a sorprendere la “lotta dei ceti e
di classi” anche nel discorso più spiritualmente rarefatto, anche nella
condanna più generica del potere e della ricchezza, della cultura in quanto
tali” (Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico, Bollati
Boringhieri, 2002, p. 997).
Sottolineando nella sua concretezza l’esperienza storica, Nietzsche rende
ancora più opportuno il rifiuto di una interpretazione metaforica delle sue
posizioni, anche delle posizioni più sconcertanti. Il filosofo di Al di là del
bene e del male è contraddittorio e complesso. “Chi dovesse trovare troppo
complicato tutto ciò – osserva Losurdo in un suo intervento su “Belfagor”
del 6-30 novembre 2002 – farebbe bene a scegliersi un autore più
“semplice”” (p. 706).
La biografia intellettuale di Nietzsche ricostruita da Losurdo costituisce
un indirizzo interpretativo ricco di visioni prospettiche e fortemente
criticabile.
L’interpretazione di Losurdo viene espressa in particolare quando
l’Autore afferma che “la sua (di Nietzsche) potente carica
destabilizzatrice può essere colta solo a partire dal radicalismo reazionario
del suo progetto politico. D’altro canto le sue pagine più ripugnanti
rinviano alle pagine più ripugnanti di storia, dall’Occidente scritte prima
dell’avvento del Terzo Reich.
“Come nella storia dell’occidente nel suo complesso, così nel pensiero
di questo grande filosofo grandezza ed orrore sono due facce della stessa
medaglia” (p. 1094). Il giudizio è segnato da un’accentuazione
pessimistica. La storia dell’Occidente e il pensiero del “grande filosofo”
“rinviano alla rigorosa e spietata delimitazione del ristretto spazio sacro
nell’ambito del quale soltanto è riconosciuto il diritto al libero
dispiegamento dell’individualità” (ibid).
|