
.
|
Nietzsche era un melanconico. Nell'86 scriveva alla sorella: Nietzsche sin dall'infanzia ha accusato malesseri psichici depressivi. Jaspers parla della presenza di un fattore biologico e patologico a partire dall'80 e di "malattie" dal 73, ma tralascia di considerare che Nietzsche già durante l'adolescenza e forse ancor prima presentava disturbi dell'umore. Nietzsche dava segni di melanconia probabilmente clinica ancora prima
dei vent'anni, cioè prima del famoso episodio narrato da Paul Deussen della
visita di Nietzsche al bordello di Colonia, dove avrebbe contratto la sifilide,
tornandovi anche due anni dopo. Va comunque detto che nemmeno questo fatto ha
validi riscontri. All'età di quattro anni, egli subisce il trauma della morte del
padre, trauma che non riuscirà più a superare. Nietzsche rimase un bambino estraneo
alla vita dei compagni: A sette anni scrive di avere perduto l'infanzia. "In realtà l'introversione, -
prosegue Pinder – l'ombrosa tendenza all'isolamento del carattere di Nietzsche
ragazzo sono l'espressione di un giovane dominato dalla sua singolare vocazione
(...) E' proprio tale singolarità di simili ragazzi che fa sempre un effetto
singolare ai loro compagni; i più normali reagiscono con le canzonature, perché
a loro essa fa l'effetto di boria e presunzione, mentre i più fini avvertono
l'aura dell'eletto, che però li mette a disagio ovvero la considerano con
timida venerazione" All'età di quindici anni dalla scuola di
Pforta: Era un solitario che amava la solitudine. Era solito passeggiare per le strade senza meta. Nietzsche ha sempre sofferto profondamente la solitudine, anche quando diceva
di amarla: sempre alla ricerca di qualcuno che sentisse come lui, che provasse
gli stessi sentimenti che provava lui. Binswager, Mobius ed altri illustri psichiatri visitarono Nietzsche: ci si
chiede come mai non siano riusciti ad individuare i sintomi per formulare
una diagnosi. La diagnosi di paralisi progressiva luetica, non venne mai
dimostrata. Scrive Anacleto Verrecchia: Dunque, a distanza di tempo, nonostante sia quasi universalmente accettata la
diagnosi di paralisi progressiva luetica, non ci sono ancora elementi sufficienti per potere
affermare con certezza cosa fece impazzire Nietzsche, fatto sta che si possono
individuare le cause in diversi fattori: I biografi di Nietzsche affermano che la malattia si manifestò il 3 gennaio
del 1889. In realtà il filosofo fu visitato prima ben 4 volte da uno psichiatra
torinese, cui si era rivolto Davide Fino per far curare il suo inquilino. "Era
l’ultimo momento in cui ancora non si poteva portarlo via senza particolari
ostacoli, se si eccettua il suo stato. Tralascio di descrivere le strazianti
condizioni in cui trova Nietzsche affidato alle cure dei suoi padroni di
casa…può anche darsi che siano indicative dell’Italia. Ma torno
all’argomento principale, al terribile momento in cui rividi Nietzsche,
terribile in un senso del tutto particolare, e completamente diverso da tutto
quanto seguì. Scorgo Nietzsche rannicchiato nell’angolo di un sofà, intendo
a leggere – come si seppe poi, si trattava delle bozze di Nietzsche
contra Wagner -, terribilmente emaciato; egli mi vede a sua volta e mi si
precipita incontro, mi abbraccia vigorosamente, riconoscendomi e scoppia in un
mare di lacrime, poi si lascia cadere nuovamente sul sofà, scosso da sussulti,
mentre anch’io per l’emozione non riesco più a stare in piedi. Forse
proprio in quell’attimo gli si spalancò davanti l’abisso sul cui ciglio ora
si trova, o dove piuttosto è già precipitato? In ogni modo, una cosa del
genere non si ripeté più. Era presente l’intera famiglia Fino. Nietzsche era
appena tornato a sdraiarsi scosso da gemiti e sussulti, che gli venne data da
inghiottire l’acqua di bromo che stava sul tavolo. Immediatamente subentrò la
calma, e Nietzsche prese a discorrere della grande accoglienza che si preparava
per la sera. Era entrato nel mondo delle sue allucinazioni, dal quale non è più
uscito finché l’ho avuto sotto gli occhi, mantenendosi sempre lucido riguardo
a me e in genere alle altre persone, totalmente ottenebrato riguardo a se
stesso. Vale a dire che, stando al pianoforte, dove cantava a gola spiegata in
preda alla frenesia ed esaltandosi sempre più, prorompeva in squarci di quel
mondo di idee in cui era vissuto negli ultimi tempi, lasciando intendere nel
contempo, con brevi frasi pronunciate
in un tono smorzato indescrivibile, cose sublimi, di mirabile
chiaroveggenza e di indicibile orrore, su se stesso come successore del dio
morto, accompagnandole con una sorta di interpunzione al pianoforte, al che
seguivano nuovamente convulsioni e accessi di una indicibile sofferenza; ma,
come già detto, cio avveniva solo in rari momenti passeggeri, finché almeno io
fui presente, mentre nel complesso prevalevano le dichiarazioni relative alla
missione che si attribuisce, quella di essere il pagliaccio delle nuove eternità,
e lui, l’incomparabile maestro dell’ espressione, non era in grado di
rendere nemmeno le estasi della sua gaiezza se non con le espressioni più
triviali, ovvero scurrilmente ballando e spiccano balzi". Secondo Carl Albrecht Bernoulli, il racconto di Overbeck nella lettera è quanto mai sommario, a sua detta perchè, per rispetto dell'amico, non osò mettere su carta tutti i dettagli dell'incontro.Bernoulli riferisce di aver sentito personalmente a voce la descrizione fatta da Overbeck: "Stando
a quanto mi disse, quel giorno a Torino gli si presentò uno spettacolo che
incarnava con terribili efficacia l’idea orgiastica della sacra pazzia, qual
è quella che stava alla base della tragedia antica. Overbeck non dovette
limitarsi a ricostruire la condizione di Nietzsche nella catastrofe dagli
scritti che aveva vergato in quei giorni: egli dovette vedere coi suoi occhi
quelle condizioni, per primo tra gli intimi di Nietzsche. La sua affettuosa
amicizia e dedizione, il suo incrollabile senso del dovere gli diedero la forza
necessaria per resistere nell’immediatezza di questa esperienza, che in altre
condizioni sarebbe certo stata insostenibile". Overbeck dopo l'incontro dovette affrettarsi a trovare un accompagnatore per
il viaggio e, forse su suggerimento del consolato, si rivolse ad un certo L.
Bettmann, medico dentista, ma con esperienza nel trattare gli infermi di mente. Il 10 gennaio Nietzsche venne ricoverato nella clinica del dott.
Wille.
La madre cambiò alloggio nella prospettiva di prendere il figlio con sè: entrerà nel nuovo alloggio con Nietzsche il 24 marzo 1890 e accudirà il figlio per 7 anni, fino alla morte. Alla morte della madre Nietzsche viene preso in cura dalla sorella Elisabeth. |