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La tragedia greca univa questi due aspetti: quello apollineo, espresso
dalle arti figurative con la loro scenicità, e quello dionisiaco, espresso dalle
musica con la sua incontenibilità in forme determinate, simbolo della vita
spontanea. Tramutando il coro in un elemento
funzionale alla comprensione dello svolgimento dell'azione, e caratterizzando i
personaggi nel senso della descrizione, Euripide e Socrate trasformano la
tragedia e tendono ad eliminare dalla tragedia l'elemento dionisiaco, col
predominio del raziocinio. "Immaginiamo ora il grande occhio ciclopico di Socrate puntato sulla
tragedia, quell'occhio in cui non si accese mai l'incantevole follia
dell'entusiasmo artistico - immaginiamo come a quell'occhio fosse negato di
guardare con piacere negli abissi dionisiaci" Socrate fu ostile alla vita, volendo dominare e soffocare l'istintività spontanea in nome della ragione. "Socrate (...) è sufficiente riconoscere
in lui il tipo di una forma di esistenza mai esistita precedentemente; il tipo
di uomo teoretico, di cui è nostro compito immediato afferrare il significato e
il fine". Socrate dunque è il vero responsabile della morte di quanto di apollineo c'è nell'uomo, è responsabile dell'inaridimento della cultura che da questo momento diventa maschera, ma è anche responsabile della nascita della morale che da questo deriva. Nietzsche
ritiene che la razionalità e il controllo degli istinti non comportino il superamento dell'arte
(il teatro è un'arte) in una forma più riuscita di soddisfazione dei bisogni dell'umanità: la dialettica, così come la scienza moderna, si
rivela in realtà incapace di accettare appieno l'esistenza. E' noto come il filosofo disprezzasse lo stato della cultura tedesca di quel tempo, che si modellava sugli ideali e sui metodi della scienza della natura, privilegiando l'oggettività' dell'indagine e perdendo profondità nei confronti della cultura classica. La barbara mescolanza di stili che affligge la cultura tedesca e' secondo Nietzsche il sintomo di una piu' diffusa malattia storica che ha contagiato l'intera umanita' del sec. XIX. In tal modo Nietzsche porta all'evidenza le aporie dello storicismo, che concependo la comprensione come un processo interpretativo che coinvolge tutte le epoche, vagliandone con precisione minuziosa ogni piu' piccolo dettaglio, si e' impedita la creazione di una storia e di uno stile peculiari, confinandosi in un sapere cristallizzato nella esposizione museale dei suoi momenti. L'uomo moderno, pur nella precisione dell'analisi storica e' distante dalla storia come lo spettatore di una vicenda che non lo riguarda. Tema, questo, che assumera' sempre piu' esplicita rilevanza nella filosofia del '900. Il vertice della conoscenza storica non e' l'oblio di se' nella trasposizione in un remoto passato ripetuto nell'epica ricerca dello storico – cio' che appunto costituiva l'ingenuo ideale della storiografia romantica – bensi' il superamento della storia in nome della vita; cio' che Nietzsche chiama storia critica. Nietzsche si chiede se la potenza per cui la tragedia si infranse, avrà in ogni tempo abbastanza forza per impedire il risveglio della concezione tragica del mondo. Se la tragedia fu trasformata dall'impulso verso il sapere e perdura grazie all'ottimismo verso la scienza, Nietzche si chiede anche quanto lo spirito tedesco abbia appreso dai greci: a vedere il talento di Goethe, Schiller e Winckelmann si direbbe che la cultura tedesca se ne sia progressivamente allontanata. La menzogna del sapere storicoIl tema è affrontato soprattutto in Sull'utilità e il danno della storia
per la vita (seconda delle Considerazioni inattuali).
Nietzsche sostiene che i fatti in sé sono poco significativi: occorre
l'interpretazione. Sono le teorie ad essere determinanti. in particolare
La menzogna della scienzaPur non essendo negativa (come afferma Nietzsche in Umano, troppo umano, Aurora, La gaia scienza), in quanto libera dalla vecchia concezione del mondo, essa facilmente conduce all'adorazione della verità oggettiva, rende l'uomo schiavo dell'oggettività esterna, e contrapposta alla vita. In realtà non ci sono dati, fatti oggettivi (antipositivisticamente), ma
solo interpretazioni. La domanda se sia necessaria la
verità, non soltanto deve avere avuto già in precedenza risposta
affermativa, ma deve averla avuta in grado tale da mettere in evidenza
che niente è più necessario
della verità. Nietzsche dunque, denuncia lo schematismo degli scientisti, che non si accorgono della polimorfia del reale, pretendendo di ricondurlo a pochi principi meccanici. La menzogna moraleNietzsche indica nel risentimento l'origine dei valori cristiani, morale dei deboli, dei malati, degli sconfitti, risentiti contro la vita. Il risentimento è un autoavvelenamento dell'animo che si produce in chi, debole e vile, non sa reagire adeguatamente, affidandosi alla sua vitalità spontanea e aggressiva, alle sfide del contesto. In tal modo alla lunga egli si convince che il suo comportamento, frutto in realtà di debolezza e viltà, è l'unico ad essere virtuoso: ed eleva così il valore del perdono e della remissività a valori supremi. Gettando disorientamento e confusione nella società tutta. La menzogna religiosaQuello di Nietzsche è il più radicale ateismo della storia della
filosofia. Per lui infatti Dio in quanto tale si oppone all'uomo: deve
morire, affinché l'uomo viva. Come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare, bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per cancellare l'intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? |