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In Umano, troppo umano, pubblicato nel 1878,
Nietzsche scrive il suo distacco da Wagner e da Schopenhauer.
Dal 1879, costretto a lasciare la cattedra per motivi di salute, vive con una
pensione datagli dall'università, tra la costiera francese e quella italiana e
in Svizzera. Nel 1880 esce la seconda parte di Umano, troppo umano, che
porta il titolo Il viandante e la sua ombra.
Il primo volume, 638 aforismi
(iniziato a Basilea, continuato a Sorrento) è stato ultimato nel gennaio del
1878. Viene pubblicato con una dedica alla memoria di Voltaire nel centenario
della morte. Il secondo volume risulta costituito da due parti: la prima 408
aforismi, fu scritta nel 1878 (a Grindelwald, a Interlaken, a Namburg e a
Basilea) e pubblicata nel marzo del 1879; la seconda, 350 aforismi (St. Moritz)
fu redatta nel 1979 ed edita nel dicembre del 1879 con la data del 1880.
Nel 1886 Nietzsche unisce le due parti in un unico volume e le pubblica, senza
la dedica a Voltaire.
Il periodo di Sorrento, iniziato il 27 ottobre 1876, fu un periodo felice,
nonostante i continui attacchi di emicrania. A Sorrento infatti era circondato
da una simpatica compagnia: Malwida von Meysenburg
che l'aveva invitato, lo psicologo P. Rée e lo studente A. Brenner. Il
paesaggio era incantevole e Nietzsche poteva godere di passeggiate stimolanti.
Qui ebbe modo di incontrarsi anche con i coniugi Wagner che alloggiavano in un
albergo nelle vicinanze. Il periodo felice dura sei mesi: l'8 maggio 1877 lascia
Sorrento e la casa di Malwida, piuttosto sconcertata dalla lettura dei suoi
aforismi.
In rapporto alle opere precedenti,
UTU si caratterizza per l'impiego dell'aforisma, meglio rispondente
all'esposizione immediata ed intuitiva delle sue osservazioni.
Il
tema principale di questa raccolta di aforismi è lo spirito
libero. Libero è lo spirito quando pensa diversamente da quello che,
secondo il suo sviluppo storico, l'ambiente, le opinioni dominanti del tempo,
dovrebbe pensare.
Egli è l'eccezione e non importa se gli spiriti schiavi lo rimprovereranno. Il
concetto di libertà spirituale è però negativo: non è proprio degli spiriti
liberi avere idee giuste, quanto piuttosto l'essersi sbarazzati di una
tradizione; essi vogliono delle ragioni, mentre gli altri si accontenteranno
della fede.
Per quanto la prima edizione dell'opera sia dedicata a Voltaire, lo spirito che
la anima è lontano dall'illuminismo: questo ha fiducia nella ragione, per
Nietzsche invece tale fiducia è un mito sorto dalle esigenze di determinate
situazioni storiche e di determinate necessità pratiche. La morale e la
religione devono essere superate, poiché solo elevandosi sopra di esse è
possibile comprenderle. L'arte è una finzione ipocrita e menzognera, da
commedianti, la musica un veleno dello spirito.
Storia, morale, religione, arte però devono essere sperimentate perché la vita
diventi strumento del conoscere e sia possibile raggiungere la saggezza. Il
Genio è un mistificatore, è il grande commediante che presenta l'apparenza
sotto veste di realtà. Quest'ultima affermazione offese Wagner,
che rispose con parole amare sulle «Bayreuther Blatter». Ma Wagner, che aveva
ormai scritto il Parsifal, aveva assunto una posizione religiosa e mistica agli
antipodi di quella nietzschiana.
Lo spirito libero non può trovarsi sulla terra
che nella condizione di un viandante in perenne errare, non per raggiungere una
meta, poiché questa non esiste, ma per tenere gli occhi bene aperti su tutto
quello che gli si presenta nel mondo, e non può lasciare quindi che il suo
cuore si leghi troppo salda mente a una cosa sola. Lo spirito libero sottopone
ad una analisi i sentimenti morali e religiosi e spiega gli uni e gli altri
senza bisogno di ricorrere alla cosa miracolosa degna di una omerica risata. Con
questa impostazione Nietzsche abbandona definitivamente Schopenhauer. L'analisi
dei sentimenti morali va attuata mediante l'osservazione di ciò che è umano e
non divino e va integrata alla conoscenza e sfata pregiudizi secolari.
Soprattutto sfata il pregiudizio sulla libertà e quelli della colpa e della
responsabilità da esso derivati. La conoscenza della storia di un delitto,
delle sue motivazioni psicologiche e sociali, dimostra che il suo artefice il
più delle volte è stato costretto ad agire come ha agito, quindi punendolo
puniremmo l'eterna necessità.
L'analisi storica dei sentimenti religiosi è altrettanto dissacrante di quella
sulle altre idee tradizionali: la religione è una abitudine barbara che
mira ad avvilire l'uomo.
Nietzsche
applica la sua prospettiva critica anche alla vita sociale: donna, matrimonio,
moda, ecc. e alla nuova cultura.
Dall'indagine sull'origine antropologico-psicologica e giuridico-politica
dei comportamenti morali che troviamo in questi volumi, se ne ricava che la
morale contribuisce, costringendo l'uomo a vergognarsi dei suoi istinti e a
ricacciarli nel profondo, allo sviluppo di una civiltà fondata sul conflitto
intrapersonale ed interpersonale e sulla menzogna personale e collettiva, e
perciò di una società malata alle radici.
Umano,
troppo umano
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