
Nietzsche a Venezia
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Invito a Venezia Nietzsche conobbe Heinrich Köselitz nell'ottobre del 1875. All’inizio del semestre invernale, Köselitz arrivò a Basilea per seguire le lezioni di Nietzsche e di Overbeck: diventerà uno dei discepoli più fedeli del filosofo. Dal 1888 Nietzsche fornisce a Köselitz un aiuto economico e in cambio Köselitz allevia i disturbi dell'amico causati da problemi alla vista, scrivendo e leggendo per lui, decifrando i manoscritti e preparandoli per la stampa. Buon conoscitore della scrittura dell'amico, continuò a fare il copista anche dopo la morte del filosofo. Köselitz il 7 maggio del 1879 si trovava a Venezia e così scriveva a Nietzsche: Ma non sarebbe possibile che Lei venisse quaggiù? [...] Ciò che avevo in mente era che Lei si stabilisse al Lido e godesse durante l'estate la notevole frescura che vi alita dal mare! Io penso sempre che proprio quest'aria sia l'unica cosa che Le farebbe bene; certo non a caso i Greci respiravano l'aria del mare. Questa temperatura, quest'aria [...] non c'è a Venezia città e nemmeno sulla costa del Lido che dà sulla laguna, bensì soltanto sulla costa esterna [...] si tratterebbe di fare un tentativo, del cui eventuale fallimento io sono già disposto ad assumermi la responsabilità (Die Briefe Peter Gast an F. Nietzsche, pubblicate in due volumi da A. Mendt. Verlag der Nietzsche Gesellschaft in Munchen 1923-24) E poi ancora e con maggiori particolari, il 13 maggio scriveva: Qui vengono giustamente assai lodati i bagni nell'Adriatico: sabbia morbida, non come a Livorno scogliere su cui si feriscono le piante dei piedi; il mare di solito comincia ad ingrossarsi solo a partire dall'autunno (Ibid) Köselitz eseguì cinque acquarelli di questo paesaggio e ne
mandò due a Nietzsche per
convincerlo delle sue argomentazioni. Ma Nietzsche, almeno per il momento, non
colse l'invito, forse consigliato dai medici di Basilea, e continuò ad
inviargli i suoi manoscritti per posta. Con Köselitz A Venezia Köselitz
viveva in condizioni modeste. La famiglia lo teneva a corto di denaro e lui come
musicista guadagnava pochissimo. In quegli anni Köselitz coltivava una
relazione con un'austriaca, Cäcile Gusselbauer, che lavorava al Sandwirt a
Venezia. Il 27 marzo, Nietzsche scrive all'amico Overbeck: Oggi entro in un alloggio che ho trovato situato secondo le mie esigenze non nelle anguste lagune, ma libero come fosse sul mare, con la vista sull'isola dei morti. Venezia ha il migliore lastricato ed è ombrosa come una foresta. E per di più senza polvere. Anche il Lido si è fatto riconoscere. Ma più tardi le piogge, lo scirocco, il
caldo e le zanzare lo rendono incostante e finisce con l'abbandonare la città,
che definisce città della pioggia, dei venti e delle oscure viuzze. 21
aprile – 12 giugno 1884 Scarse sono le notizie che possediamo circa le sette settimane passate da Nietzsche a Venezia, dal 21 aprile al 12 giugno del 1884. Sappiamo che dedicò parecchio del suo tempo alla composizione musicale di Köselitz Il leone di Venezia. Il 2 maggio scriveva a Overbeck: Qui sono in casa di Köselitz,
nella quiete di Venezia e ascolto musica, che per più aspetti è essa stessa
una sorta di Venezia ideale. Ma questo stato d’animo
circa la musica composta dall’amico, non durò a lungo. Sappiamo infatti che
intervenne nella composizione, ne cambiò il titolo e rinunciò alla speranza di
una rappresentazione italiana. In particolare rimproverava a Köselitz di
lavorare troppo sulla partitura trascurando la rappresentabilità. Dobbiamo separare la
grande causa di Wagner dai suoi difetti personali trasformati in principi: in
questo senso porrò volentieri mano alla sua opera e dimostrerò a posteriori
che il nostro incontro non fu dovuto soltanto a circostanze casuali. […]Ho
detto recentemente a Köselitz che non esiste una cultura tedesca, non è mai
esistita, se non in mistici solitari. Cosa mai si celava dietro
questa affermazione? Successivi sviluppi non ci consentono di comprenderlo.
Wagner era morto da un anno proprio a Venezia e durante queste settimane la
problematica relativa alla funzione dell’arte, che per Nietzsche è
rappresentata dalla musica, lo tenne occupato con particolare intensità.
L’arte deve rivelare l’abisso della rivoluzione, o deve celarne la
terrificante visione all’uomo divenuto spiritualmente insicuro, mediante il
velo delle sue visioni ideali? (P. Janz, Vita di Nietzsche, Ed. Laterza,
Vol. II, p. 266) 10
aprile 1885 Verso la metà di marzo del
1885 Nietzsche apprese che Köselitz lasciò Zurigo e fece improvvisamente
ritorno nel suo vecchio rifugio di Venezia. Nietzsche sapeva che
l’amico da anni conduceva una misera esistenza, come copista di musica. Così
Nietzsche, passata la Pasqua a Nizza, partì il 9 aprile per Genova e la sera
del 10 aprile arrivò a Venezia per comprendere cosa mai affligesse l’amico.
E’ qui che corresse con Köselitz altri 3 fogli di bozze dello Zarathustra. In fatto di alloggi non
ho trovato nulla di conforme ai miei desideri. Ma si lamenta anche di Köselitz,
con il quale cominciò a trovare motivi di dissenso. 30
aprile – 10 maggio 1886 Il 30 aprile 1886, dopo
numerosi rinvii a causa del diffondersi del colera, Nietzsche giunge a Venezia e
prende alloggio nella casa di Köselitz in completa solitudine, dato che
l’amico è al nord in cerca di teatri disposti a rappresentare la sua opera. A
Venezia per l’ultima volta: 21 settembre – 21 ottobre 1887 In questo ultimo soggiorno, Nietzsche abita in Calle dei Preti 1263 (S. Polo). Trova condizioni atmosferiche favorevoli, cielo sereno e clima fresco. A questo periodo risale il frammento Dramma satiresco, dialoghi tra Teseo, Dionisio e Arianna. Non vi è dubbio che Teseo sta per Wagner. La forma di questo frammento è così particolare, da aver dato luogo a molte interpretazioni. Del resto ogni volta che il filosofo va a Venezia, vede riacutizzarsi il problema dei suoi rapporti con Wagner, che tanto amava Venezia e che a Venezia era morto. Durante questo soggiorno,
Nietzsche frequenta la biblioteca Marciana, dove in particolare si dedica alla
lettura di giornali tedeschi che parlano di lui. Il 3 ottobre riporta infatti
alla madre ciò che i giornali scrivono delle sue opere, in particolare di Al
di là del bene e del male: […] un orripilante
guazzabuglio di oscurità e di ostilità. Il mio libro è ora una idiozia di
alto livello, ora diabolicamente calcolatore, ora meriterei di andare al
patibolo è… + ora vengo magnificato come il filosofo
dell’aristocrazia. Ciò spaventò la madre che
suppose che il figlio si fosse attirata una ondata di avversione a causa dei
suoi attacchi contro il cristianesimo. Nessuno di questi giudizi comunque, riescì
minimamente a scuotere la sua fiducia nella ineluttabilità della propria
missione filosofica: […] Conosco abbastanza
gli uomini per sapere come tra 50 anni il giudizio si di me sarà cambiato. Ancora una volta dimostrò di aver ragione. |