IL RISVEGLIO
Dopo il canto del viandante e dell'ombra, la
caverna si riempì d'un tratto di rumore e di risa: e poiché gli ospiti
radunati parlavano tutti insieme, e anche l'asino, incoraggiato in tal modo,
non stava più tranquillo, Zarathustra fu preso da un certo malumore ironico
contro i suoi ospiti, quantunque contemporaneamente gioisse della loro
allegria. Poiché essa gli apparve come un segno di guarigione. Così che
scivolò all'aperto e parlò ai suoi animali.
Dove se n'è andata la loro angoscia? - esclamò, e
già respirava meglio lui stesso riprendendosi dal suo piccolo disappunto. Da
me hanno dimenticato, mi sembra, l'urlo di dolore!
Anche se, purtroppo, non ancora l'urlo. E Zarathustra si chiuse le
orecchie con le mani, perché appunto si andava mescolando l'I-A [Ja= Sì in
tedesco!] dell'asino in singolar modo con il rumore del giubilo di quegli
Uomini Superiori.
Sono allegri - cominciò di nuovo – e,
chissà? forse a spese del loro ospite; anche se essi hanno imparato da me a
ridere, non è tuttavia il mio riso quello che essi hanno appreso. Ma che
importa! Sono gente vecchia: guariscono a modo loro, ridono a modo loro; le
mie orecchie hanno già sopportato cose peggiori e non sono per questo
divenute scontrose.
Questo giorno è giorno di vittoria: già discende, già vola, lo spirito
della pesantezza, il mio antico grande nemico! Come finirà bene questo
giorno, che era cominciato così male e così pesante!
E finire adesso vuole. Già viene la sera: cavalca sul mare, la brava
cavallerizza! Come oscilla felice, lei che rientra, nelle sue selle purpuree!
Il cielo guarda chiaro dall'alto, il mondo si distende più in basso: o voi,
strane creature che siete veflute a me, vale la pena di vivere presso di me! w
Così parlò Zarathustra. E di nuovo proveniva a
lui il grido e il riso degli Uomini Superiori dalla caverna: anzi, proprio in
quel momento, ricominciò.
Abboccano, la mia esca agisce, si allontana da essi
anche il loro nemico, lo spirito della pesantezza. Già essi imparano a ridere
di se stessi: sento bene?
Il mio cibo virile agisce, il mio dire pieno di forza e di succhi: e veramente
non li ho nutriti di falsi legumi! Ma con cibo di guerrieri, cibo di
conquistatori: nuove bramosie ho risvegliato in loro.
Nuove speranze sono nelle loro braccia e nelle loro gambe, il loro cuore si
tende. Essi trovano nuove parole e il loro spirito respirerà presto coraggio.
Un tal cibo non è certamente per bambini, né per femmine nostalgiche vecchie
o giovani. Per le loro viscere ci vuole altro; io non sono né il loro medico
né il loro educatore.
Lo schifo si allontana da questi Uomini Superiori: bene! questa è la mia
vittoria. Nel mio regno essi si sentono sicuri, ogni sciocca vergogna si
dissipa, si riscuotono.
Scuotono il loro cuore, tornano ad essi le ore buone, fanno feste e mangiano
di nuovo, e divengono riconoscenti.
Questo è per me il miglior segno: divengono riconoscenti. Non passerà lungo
tempo che essi inventeranno delle feste e innalzeranno delle pietre memoriali
alle loro vecchie gioie.
Sono dei convalescenti! Così parlò Zarathustra, lieto, al suo cuore e
guardò fuori; ma i suoi animali fecero ressa intorno a lui e onorarono la sua
gioia e il suo silenzio.
2
Ad un tratto l'orecchio di Zarathustra si riscosse: proprio la caverna, che
fino ad allora era stata piena di rumore e di risa, divenne silenziosa, di un
silenzio mortale; ma il suo naso avvertiva un vapore, come un incenso di
tronchi di pino ardenti, che mandava un buon odore.
Che accade? Che stanno facendo? - si chiese, e si
fece presso l'ingresso, in modo da poter vedere non visto i suoi ospiti. E,
meraviglia delle meraviglie! Che mai doveva vedere!
Sono tutti diventati di nuovo pii, pregano, sono pazzi! w esclamò, e si
meravigliò oltre misura. E, guarda un po'! tutti quegli Uomini Superiori, i
due re, il papa fuori servizio, il cattivo mago, il mendicante volontario, il
viandante e l'ombra, il vecchio indovino, il coscienzioso dello spirito e
l'uomo brutto: tutti stavano in ginocchio come bambini e vecchie donne
credenti e pregavano l'asino. Quand'ecco che l'uomo brutto cominciò a far
gargarismi e sbuffare, come se dovesse venir fuori da lui qualcosa di
inesprimibile; senonché, quando riuscì finalmente a parlare, vedi un po',
era una pia strana litania in lode dell'asino venerato e adorato. Questa
litania suonava così:
Amen! E lode e onore e sapienza e ringraziamento e
premio e forza ál nostro Dio, di eternità in eternità!
Ma l'asino gridò I-A.
Egli porta la nostra soma, assunse figura di servo, è
paziente di cuore e non dice mai no; e chi ama il suo Dio, questi lo punisce.
Ma l'asino gridò I-A.
Non parla: anche se dice sempre SÌ al mondo da lui
creato: così egli celebra il suo mondo. La sua astuzia è quella di non
parlare: in tal modo è raro che abbia torto.
Ma l'asino gridò I-A.
Passa per il mondo con aspetto insignificante. Grigio è
il colore del suo corpo in cui cela la sua virtù. Se ha spirito, lo nasconde;
ma ognuno crede alle sue lunghe orecchie.
Ma l'asino gridò I-A.
Quale nascosta sapienza è quella di avere lunghe
orecchie e di dir soltanto Sì, e mai No. Non ha forse creato il mondo a sua
immagine, più stupido che fosse possibile?
Ma l'asino gridò I-A.
Tu percorri cammini diritti e storti; poco ti importa
ciò che agli uomini sembra diritto o storto. Al di là del bene e del male è
il tuo regno. La tua innocenza è di non sapere ciò che sia innocenza.
Ma l'asino gridò I-A.
Vedi come non allontani nessuno da te, né i mendicanti
né i re. Lasci che il più piccolo bambino, se occorre, ti si avvicini, e se
i cattivi' ragazzi ti prendono in giro tu dici semplicemente I-A.
Ma l'asino gridò I-A.
Ami le asinelle e i fichi freschi, non sei sofistico
verso nessun dibo. Un cardo ti pizzica il cuore se hai fame. In questo c'è in
te una sapienza divina.
Ma l'asino gridò I-A.