IL CODICE BARBARICINO

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Il codice barbaricino

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Il codice barbaricino

La Riflessione - Davide Zedda Editore

ISBN: 978-88-6211-047-1

ESAURITO

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In una Sardegna che versava in uno stato di grande arretratezza, divorata da secoli di dominazioni, il codice barbaricino divenne un codice naturale tacitamente riconosciuto dalla popolazione, un codice che da sempre ha vissuto parallelamente  alle miriadi di codici che nell’arco dei secoli sono stati ufficialmente imposti ai sardi dai  colonizzatori. Nato per  ragioni storiche e geografiche tra le popolazioni dell’interno arroccate sulle montagne del Gennargentu,  il codice barbaricino esiste ancora.  L’affermarsi di diversi costumi continentali ha modificato molti  aspetti  della vita dei sardi, soprattutto nelle città, ma non ne ha modificato il carattere. Fino agli anni ’60, infatti, il codice barbaricino, pur nella sua crudezza, era essenzialmente espressione della lotta dei deboli contro i soprusi delle classi dominanti. Dopo gli anni ’60 mutò profondamente in relazione ai cambiamenti sociali e ambientali dell’isola: invasione militare, cementificazioni di massa ecc. Questa evoluzione rappresentò un tentativo di organizzazione sociale, ma senza la perdita del connotato originario, ossia il rifiuto di un’acculturazione di tipo colonialistico: andarono così affermandosi i sequestri di persona e gli attentati politici.

Il codice barbaricino di oggi si configura come una realtà articolata e complessa in cui ambienti ed istanze eterogenei, tesi a valorizzare comuni obiettivi di lotta contro i simboli del sistema e del potere centrale, stanno confluendo in un unico alveo, nell'intento di arrivare ad una organizzazione ideologico-operativa.
L’opera, dopo una introduzione, inizia con considerazioni sulla natura dello Stato e del diritto da un punto di vista filosofico-giuridico. Si passa all’esame della situazione storica e politica della Sardegna prima degli anni Sessanta e alla presentazione di figure leggendarie di banditi dell’epoca. Successivamente si valutano gli eventi che nell’isola hanno determinato una trasformazione radicale del territorio e, attraverso l’esame di fatti sanguinosi e della personalità di banditi di ieri e di oggi, si arriva a comprendere il radicale cambiamento  del banditismo sardo e la sua direzione verso l'insurrezionalismo con matrice politica di sinistra.

Questa evoluzione è analizzata attraverso la descrizione del territorio, l’analisi del ruolo della donna nel codice barbaricino e  delle figure dei più noti banditi sardi: da Giovanni Tolu a Francesco Derosas, da Corbeddu, a Bastiano Tansu fino ad arrivare a Graziano Mesina che apre la stagione dei sequestri di persona e all’intellettuale Annino Mele che tenta di dare una organizzazione sociale al codice barbaricino.

Viene fatto notare come singolarmente tutte le figure del banditismo sardo abbiano sempre trovato ampio consenso popolare. Per dare una spiegazione di questo si paragonano i codici istituzionalizzati con quelli naturali, ma soprattutto si cerca di comprendere la ragione di questo consenso popolare prendendo in considerazione le teorie psicanalitiche che, partendo dalla psicanalisi delle masse, porta a comprendere il processo di identificazione della gente con le figure del banditismo.

Il favore manifestato dalla gente dimostra che i torti vendicati hanno finito per identificarsi con quelli che in quest'isola molti, non disponendo di ricchezza né di potere,  erano costretti a subire. La vendetta così ha finito col diventare atto di giustizia, di generale riparazione, di riscatto collettivo.
La conclusione che se ne trae è che da sempre gli Stati dominatori si sono impadroniti dello spirito dei sardi, ai quali hanno imposto la sudditanza trasformando la Sardegna in una colonia. In cambio di tutto questo hanno chiesto fedeltà e nel contempo hanno prescritto articoli di legge secondo il proprio diritto in nome di associazioni che non potevano sussistere né per vincoli naturali né per vincoli spirituali. Ecco perché comprendere la sardità è fondamentale per comprendere anche il senso giuridico del codice barbaricino e per poter instaurare quel dialogo che rende possibile il riconoscimento dei diritti di tutti e di ciascuno.

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