SOLO UN'ERESIA CI PUO' SALVARE

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Solo un'eresia ci può salvare

Armando Editore

ISBN: 978-88-6081-409-8

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Riesaminando criticamente le strutture millenarie del pensiero occidentale emerge tutto lo sconcerto per i principi e i sistemi morali di ogni tempo. L’utilitarismo e la sua deprimente mediocrità,  la retorica del dover essere, l’arbitrarietà dei concetti morali, l’ignoranza scientifica delle masse, le guerre di religione, tutto porta inevitabilmente alla constatazione di come l’umanità sia facilmente manipolabile. In particolare la coartazione collettiva imposta dal dominio delle religioni si è rivelata come il più forte vincolo d’unione tra gli uomini e, proprio per questo, il più potente strumento di dominio.  Con l'invenzione della morale e delle religioni, una classe politica dominante, quella del clero, governa il mondo parallelamente alle classi politiche istituzionalizzate secondo un progetto storico basato su una gigantesca mistificazione, su astrazioni, su fantasie e deliri.   
Usando lo strumento della guerra, del fanatismo e dell’indignazione le religioni creano uno stato permanente di allarme, di sovreccitazione, di isterismo, provocato e sostenuto dal sangue dei martiri e dalle fobie dei più emotivi e meno razionali, al fine di tenere lontano le masse dalla realtà.
La società attuale è basata su una deformante logica di dominio. E’ una logica che inizia alla nascita e si instaura fin dal primo vagito ad opera della famiglia attraverso il battesimo. Si approfitta della incapacità di intendere e di volere del neonato per creare logiche di dominio che offrono all’individuo appena nato quanto è già stato per lui stabilito imponendogli dei modelli di esistenza. La famiglia, con il suo comportamento violento, contribuisce così a mantenere e sviluppare una struttura sociale perversa imponendola a un individuo come un marchio del quale poi faticherà a liberarsi[1]. La famiglia si rivela così, a sua insaputa, il principale strumento di dominio della Chiesa e dello Stato.
Lo Stato appoggia l’opera di dominio della Chiesa imponendo alle masse leggi e comportamenti per la sua tutela. Infatti, nella nostra cultura, criticare la fede di un individuo rappresenta un tabù assoluto. E’ considerato scorretto esprimere giudizi sulle convinzioni personali rispetto a Dio e all’oltretomba, mentre è lecito disapprovare le opinioni che si hanno, ad esempio, sulla fisica o sulla storia[2]. Ogni giudizio negativo sulle convinzioni religiose di qualcuno viene, infatti, duramente punito dalle leggi dello Stato.
Anche crescendo l’individuo non si accorge che qualcuno per lui ha già stabilito quello che dovrà essere il suo ruolo, perché il Dio che gli hanno insegnato continua a dargli la garanzia del soprannaturale e lo Stato gli fa credere di difendere i suoi diritti. In realtà lo Stato usa la tecnica per dargli la illusoria garanzia del benessere mentre la carenza di cultura scientifica che caratterizza questa epoca gli chiude inesorabilmente gli occhi.
E’ qui che il problema della carenza della cultura scientifica emerge con tutta la sua drammaticità in quanto non pone la volontà in grado di realizzare la propria esistenza come unità di essere e significato.
La cultura scientifica è sempre stata subordinata alla cultura umanistica e, neppure oggi, si nota un cambiamento in questo senso. Tutto l’800 e parte del ‘900 sono stati caratterizzati dal dominio della cultura umanistica in tutti i settori sociali, a cominciare dalle università. Eppure sulla conoscenza scientifica si fonda la dinamica economica, sociale e quindi politica del nostro tempo.  Ci si chiede allora come mai tale conoscenza sia così scarsa. La conoscenza scientifica suscita forse paura?  Suscita tutta una serie una di paure, ma sono tutte paure che hanno un fondamento utilitaristico e che mascherano una volontà di dominio. A essere spaventate sono le componenti più conservatrici del mondo religioso perché comprendono che la conoscenza scientifica da parte delle masse toglierebbe loro ogni forma di potere.  A essere spaventati sono gli intellettuali di formazione letteraria o filosofica e sono spaventati  alcuni gruppi sociali tradizionalmente permeabili all'irrazionalismo popolare. Sono spaventati molti di coloro che lavorano nel campo  delle biotecnologie e che perseguono lo scopo di ricavare utili economici dal materiale prodotto, spesso in contraddizione con norme di tutela igienica e ambientale.
La cultura scientifica è pericolosa soprattutto per lo Stato e per la Chiesa perché non subordina a sé gli scopi dell’uomo e quindi, a differenza della tecnica e della religione, non è una forma di dominio, ma è una forma potente di conoscenza e di previsione[3] in grado di liberare l’umanità dagli immutabili, dai dogmi, da Dio, dai maghi, dalle superstizioni e da tutto ciò che di primitivo alberga ancora nell’uomo.
La scienza, in quanto non è verità definitiva e immutabile, non rivela dogmi, non si pone sullo stesso piano dell’epistéme e, per questa sua capacità di liberare il pensiero dagli immutabili, è vista come pericolosa perché in grado di distrugge gli strumenti di dominio con i quali la religione (strumento di dominio della chiesa) e la tecnica (strumento di dominio dello Stato) operano.
Se le masse si appropriassero del senso della cultura scientifica, invece che errare inutilmente alla ricerca delle prove dell’esistenza di Dio, comprenderebbero il significato di ogni mistificazione e il senso del suo essere.  L’umanità, invece, continua a vivere di mistificazioni: la mistificazione della Sindone[4], ad esempio. Da anni intorno alla Sindone lavorano migliaia di persone e la gente continua a non capire che è una questione priva di senso stabilire se quel telo è il lenzuolo che ha coperto il corpo di Cristo! L’unica vera dimostrazione verrebbe dal confronto del codice genetico di Cristo con quello trovato sulle tracce organiche del lenzuolo, cosa ovviamente impossibile. Il concetto è disarmante nella sua semplicità, ma nessuno sembra comprenderlo e la gente continua a fare ore di coda per andare a vedere uno straccio.
L’uomo deve dunque liberarsi da tutte le strutture metafisiche autoritarie derivanti di una logica di dominio. Deve liberarsi innanzitutto dell’idea di Dio.
Questa, nella realtà dei fatti, è solo una questione filosofica e c’è da chiedersi se prima o poi la morte di Dio troverà attuazione nel sociale o se gli uomini, fino alla loro estinzione, siano condannati a vivere preda del loro assurdo antropocentrismo che prevede la vita dopo la morte per loro, ma non per il loro cane. 
La civiltà occidentale, secondo il disegno nietzscheano, avrebbe dovuto uccidere Dio a poco a poco, ma, uccidendolo, avrebbe perso ogni punto di riferimento. Con la morte di Dio l’uomo, per un periodo, fino alla trasformazione dell’uomo in oltreuomo, sarebbe stato inevitabilmente privo di valori e si sarebbe sentito quindi solo, sperduto nel gran mare dell’essere.
Nietzsche credeva che le cose sarebbero andate così, e forse è davvero quello che accadrà, ma in un futuro ancora molto remoto, perché prima occorrerà fare i conti anche con l’Islam. Oggi la civiltà occidentale non ha ancora perso i suoi ideali tradizionali e non ha  affatto ucciso Dio. Se l’umanità oggi ha perso ogni punto di riferimento non è certo a causa della morte di Dio, ma è a causa del persistere dell’affermarsi dell’idea di Dio in una realtà che, da un lato, lo contraddice e dall’altro va complicandosi, in quanto al Dio dei cristiani si è affiancato il Dio dei musulmani in un orizzonte di guerra globale.
Commette un grave atto di ipocrisia e di mistificazione chi insiste nel dire che non è in atto un conflitto con l’Islam!

Se il ‘900 in Europa ha visto impedimenti filosofici e culturali di sviluppo causati dalle forze conservatrici, il secolo a venire deve fare i conti con una realtà altrettanto inquietante che, di fatto, causa un altrettanto grave rallentamento del processo che porta verso la conoscenza scientifica: la trasformazione sociale e demografica dei modelli culturali e degli stili di vita.  
L’Islam è destinato a soppiantare la cultura occidentale e l’Occidente, attaccato dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, minato dall’attaccamento a concetti immutabili morali culminanti in religioni e superstizioni, impegnato nella corsa verso la Téchne, incapace di fare una seria analisi sulle tradizioni e incapace di comprendere gli errori di una civiltà basata su logiche di dominio, tenta di risolvere i problemi ricorrendo al tentativo di darsi una impossibile e anacronistica “Costituzione” legittimata dai cittadini rendendoli tutti forzatamente uguali.
Basti pensare a quanto è accaduto nel giugno 2004, alla vigilia del voto che interessava per la prima volta 455 milioni di cittadini dei venticinque Paesi dell’Unione Europea, a una settimana dall’incontro che vedeva impegnati i Capi di Stato e di Governo per l’avvio delle procedure di approvazione del nuovo Trattato Costituzionale. La
micidiale discussione sulle radici cristiane della Costituzione europea dà la dimensione drammatica di come l’Occidente non sia in grado di porre un’alternativa che non vada a ledere l’autentica laicità dello Stato rivelando, in questo, l’incapacità di comprendere che nessuna forma di civiltà può realmente progredire se non si solleva dal pensiero metafisico.
Il potere politico e religioso, a braccetto in una macabra danza, non osa mettere in discussione le categorie del pensiero occidentale. I poteri, solo apparentemente democratici, esercitano in Occidente il proprio dominio in modo illimitato, coprono qualsiasi tipo di voce dimenticando che la civiltà occidentale, come diceva Adorno, è quella che ha fornito i mezzi perché la tragedia di Auschwitz potesse accadere. L’Occidente così strutturato è una mostruosità, è un'invenzione apocalittica che ha creato il più potente metodo di distruzione: il novanta per cento delle vittime delle guerre del secolo scorso sono state civili, con i bombardamenti da Dresda a Hiroshima
usati per giustificare ideologicamente l'assoggettamento delle masse alla democrazia.    
Giorno dopo giorno l’Occidente da tempo si sta autodistruggendo, non solo con l’uso delle armi, ma anche con l’uso di poteri occulti che favoriscono la guerra globale. Giornali, televisioni, diffusione di notizie attraverso la rete virtuale ed ogni altro strumento di potere mediatico organizzano stragi strumentalizzate, frasi estrapolate da discorsi che vanno al di là di singole affermazioni, guerre presentate solo in certe prospettive, mezze verità e mezze bugie, il tutto propinato quotidianamente alla gente in modo immondo per plasmare le menti fino all'assorbimento di un modo tendenzioso di fare notizia.
Dietro alla guerra globale si nasconde un grande parassita:
il potere economico, intorno al quale ruotano le forme di dominio della Chiesa e dello Stato. Il potere economico mondiale è costituito dai manipolatori di capitali, ossia dai grandi speculatori internazionali, i quali formano tutti insieme l'usurocrazia mondiale, vale a dire la tirannia dell'usura su tutti i popoli del mondo che di questo mondo operano la  spartizione. Ma non esistono solo poteri economici globali. Esiste anche una fittissima rete di poteri economici minori, facenti capo a Enti locali, Università, Comuni, Province, Regioni, dirigenti e amministratori di vario genere intorno ai quali ruotano finanziamenti miliardari.
E’ in virtù della logica di dominio economico che una masnada di bucanieri democraticamente eletti e un esercito di inetti si arroga il diritto di rubare il denaro della gente creando  fantasmi, inventando situazioni, proponendo progetti sui quali migliaia di persone si spartiscono la torta. Sulle belle parole, su problemi di identità culturale, sull’integrazione degli extracomunitari, sui progetti didattici, sulla nomina di referenti inutili si stanziano finanziamenti comunali, regionali, statali e comunitari che vedono il fluire di miliardi di Euro dalle casse delle istituzioni che gestiscono denaro pubblico alle tasche di un esercito di furbi che sulla disonestà intellettuale costruisce la propria fortuna, aggredendo sistematicamente i principi della democrazia.
Perdendo di vista che l’integrazione degli immigrati è un problema di portata immensa e che necessità di interventi che abbiano una reale ricaduta sul territorio, si è costruito intorno ad esso una rete di parassitismo dai costi sociali immensi e dalla ricaduta bassissima. Non si conta il numero di progetti e iniziative finanziate da enti locali, ministeri, comuni, regioni, governo e comunità europea che vedono, accanto al flusso degli immigrati, un flusso migratorio di denaro pubblico nelle tasche di migliaia di persone che sfruttano la situazione.
Il potere economico, il grande parassita che si maschera dietro alle buone parole, è complice della radicalizzazione del pensiero islamico e del declino del mondo occidentale.  Il grande parassita ha eretto a sistema questa interessata difesa dei diritti dell’uomo ed ha influenzato la filosofia dominante su cui abbiamo vissuto e su cui abbiamo costruito l'Europa, la Nato, l'Onu e tutte le strutture che si mascherano ipocritamente dietro ad atteggiamenti inclini alla compassione e alla morale cristiana, ma che si oppongono, di fatto, alle norme più elementari di sicurezza e di buon senso definendole pregiudizi. 
Solo una eresia ci può salvare, una eresia che porti alla distruzione di ogni struttura immutabile ed epistemica che non consente di comprendere e valutare il divenire della realtà. In epoca contemporanea ogni concetto di immutabile perde significato se esaminato alla luce delle conoscenze fisico-matematiche. Nessun pensatore, dotato di una minima cultura scientifica, può accettare le tradizionali impostazioni filosofiche basate sulla immutabilità di qualsiasi struttura e ancor meno può accettare ogni approccio dogmatico alla conoscenza del mondo[5].
A meno che non voglia mentire a sé stessa la cultura contemporanea sa che il relativismo[6] è l’unica strada percorribile, anche in ambito scientifico sa che scienza e tecnica non sono verità assolute e sa che nemmeno la religione lo è. La gente comune, tuttavia, non comprende l’immensa portata culturale del senso del relativismo, perché nessuno si premura di segnalarne una esistenza che vada oltre la grave accusa di ignavia morale che viene trasmessa dalla Chiesa.
La filosofia occidentale, invece che ostacolare questo processo, non fa che recepire e fare prorpio questo bisogno sociale di assoluto e di Dio tramite la voce di una miriade di suoi pensatori che camminano lungo il filone mistico. Così facendo  la filosofia ha imboccato una strada senza uscita per la sua incapacità di tradurre sul piano pratico la morte di Dio rendendosi così complice dell’avvio dell’umanità verso una guerra globale. 
Il mondo Occidentale, la Chiesa, anche la Filosofia a suo modo, nel rapporto con le masse, rivelano la incapacità di scorgere la propria alienazione che si manifesta nella loro essenza metafisica. Mondo Occidentale, Cristianesimo, Islam, Stato, Filosofia, Téchne, Famiglia sono strutture solo apparentemente diverse, in realtà sono accomunate dal lento adattamento alle forme più convenienti della cultura moderna per il controllo dello stato sociale. L’Occidente offre la tecnica, la Chiesa, dopo aver preso coscienza di non poter essere più legata a nessun modello scientifico, si avvicina alla politica, la famiglia fa il gioco della Chiesa, la Filosofia si ostina a dimenticare lo scopo primo della sua esistenza, l’Islam cerca le vie della tecnica per il suo dominio sull’Occidente.

L’Occidente, la religione, la Filosofia e la Famiglia sono espressione mortale dell’alienazione dell’uomo e della storia di un nichilismo che suona come un ghigno in quanto, ognuna di queste istituzioni, a suo modo, esprime la  volontà che non si aprano gli occhi sul mondo.
Tutte assieme, in un macabro balletto, Occidente, Chiesa, Islam, Filosofia, da un lato nascondono alle masse il sapere scientifico per non perderne il controllo e dall’altro, con la ignara complicità della famiglia, offrono loro la tecnica e la salvezza eterna per liberarle illusoriamente dal dolore, mentre le trascinano in uno scontro di civiltà senza pari.
L’unico pericolo per il cristianesimo e per tutte le strutture forti è che la conoscenza scientifica riesca a liberare l’uomo dalla logica di dominio, dalla logica del ricatto della paura della morte, del dolore, della bruttezza, dell’infelicità e del rimorso su cui la logica di dominio si fonda.
Prima o poi l’Occidente arriverà a decretare definitivamente la morte di Dio e con essa arriverà la fine del dominio delle religioni e la fine della paura della morte. L’uomo ha sempre interiorizzato, sensualizzato, spiritualizzato il senso del dolore: il dolore è diventato conseguenza di un peccato, di una colpa e, così concepito, il dolore ha messo in atto un meccanismo interiore di sottomissione e di espiazione della colpa stessa, alla ricerca di una salvezza che in realtà ha portato alla rovina dell’uomo e alla creazione dei presupposti per il suo dominio. 
La religione ha edificato la sua logiche di dominio creando un concetto angosciante di morte: angoscia per la sofferenza, angoscia per le aberranti teorie su aldilà e resurrezione, angoscia per il pensiero dell’esistenza di un regno dei morti, angoscia per l’ineluttabilità che l’idea della morte porta con sé, ecc.
Questa angoscia può essere superata solo se l'uomo sceglierà di vivere coscientemente il relativismo del suo tempo e il suo carattere di ente che progetta e tende al futuro, che accetta il suo carattere diveniente e relativo che comprende, inevitabilmente, la possibilità della nullificazione[7]. 

Significa che l’idea della morte non va rifuggita o mascherata dietro a falsi miti e promesse di vita eterna, ma va affrontata con la decisone anticipatrice di essa. Significa innanzitutto partire da due presupposti fondamentali, ossia che tutte le scelte non sono assolute ma destinate a essere superate e che le scelte dell’uomo non vanno elevate a valore assoluto, né va sottoposto ai vincoli un qualsiasi concetto morale di tipo religioso.
Questo può essere considerato il punto di arrivo della filosofia contemporanea, un punto su cui, nonostante i colossi del pensiero che sono transitati su questa terra, ben pochi passi sono stati fatti in relazione allo scopo per cui la filosofia è nata, in relazione ai bisogni dell’uomo che continuano ad essere sempre gli stessi, nella filosofia antica come in quella contemporanea: superare il terrore provocato dall’imprevedibilità del divenire della vita e soprattutto superare il terrore della morte e del nulla.

La filosofia del futuro ha il compito di portare l’uomo a riappropriarsi della dignità che gli viene tolta quando viene costretto ad una logica di dominio e a sofferenze inutili cui questa logica lo costringono.  Solo così la filosofia si avvicinerà alle masse e al suo scopo primario che è quello di tentare di sconfiggere l’angoscia dell’esistenza, quell’angoscia che ha accompagnato l’umanità dagli albori delle sue origini.
Alla Filosofia non resta che chiedersi se vi sia un modo per liberarsi di Dio e di tutti gli immutabili e se vi sia un modo, non solo di vivere tenendo presente che vivere per la morte è l’unica certezza concessa all’essere, ma soprattutto se vi sia un modo  che dia un senso diverso all’esistenza e che superi il senso dell’angoscia legata al suo stato di precarietà.
Non vi sarà alternativa, dovrà essere l’uomo stesso a gestire la propria vita e la propria morte e a darne un senso, facendo in modo che la vita non si annulli come forma di imposizione legata alla sofferenza, ma giunga a compimento secondo la propria volontà. 

Prima o poi ogni uomo comprenderà che con la morte tutto si annulla, come tutto si annulla per un topo, e che la vera immortalità concessa è quella che l’uomo raggiunge attraverso la realizzazione del proprio pensiero e della propria arte. 
Il progetto della vita potrà avere in futuro solo un limite invalicabile: quello della probabilità della propria nascita. Se questa probabilità si verifica, l'uomo si trova ad essere senza averlo deciso, e la sua esistenza sarà solo un fatto probabilistico. La totalità dell’esistenza, però, appartiene all’uomo che la vive solo se l’uomo è messo in grado di operare consapevolmente delle scelte, sulla vita e sulla morte.
In una filosofia così concepita, in una società così strutturata,  l’organizzazione della morte non può che diventare un fatto sociale:  ogni individuo, secondo tempi e ritmi
scanditi dagli eventi della propria vita, deve poter organizzare anche la propria morte. Alla nascita ogni individuo non dovrà subire la violenza di una famiglia che impone i propri modelli religiosi di esistenza e non dovrà soccombere a una struttura sociale che si mantiene e si sviluppa solo con il dominio per cui il passato assoggetta i nuovi membri di essa al futuro, secondo la stessa logica di dominio che si ripete! 
Non si deve commettere l’errore di pensare che una umanità così costituita sia un mostro senza morale! In una tale società il senso etico della vita non può che rimanere inalterato, ma l’ordine etico viene realizzato non più secondo una morale religiosa, ma come un senso di giustizia  che prende forza dall’atteggiamento interiore della coscienza  basata su un’etica laica.     
In questo senso l’Occidente ha bisogno di un grande processo di civilizzazione che dovrà passare attraverso la distruzione di tutti i valori che hanno consentito lo sviluppo della sua logica di dominio a cominciare dalla famiglia. Il processo di civilizzazione dell’Occidente dovrà passare anche attraverso la distruzione delle strutture forti dell’Islam che finiranno per soppiantare completamente le sue radici cristiane.
L’idea della libera morte si colloca al culmine di questo processo di civilizzazione dell’Occidente dove l'uomo del futuro è colui che, non avendo più bisogno della rassicurazione estrema di tipo magico fornita dall'idea di Dio, accetta il nichilismo e impara a vivere senza ansie nel mondo del relativismo, con la raggiunta consapevolezza che l'ideale di una certezza assoluta, di un sapere totalmente fondato e di un mondo come sistema razionale compiuto è solo un mito rassicurativo proprio di una umanità ancora primitiva e barbara[8].
L’uomo postmoderno è quello che non ha alcuna residua nostalgia per gli assoluti trascendenti o immanenti della metafisica e che vive in una società  tra molti canoni e tra molti stili, di abbigliamento, di vita, di arte, di etica, dove la tecnicizzazione del mondo ha superato il suo stadio di forma di dominio ed è perfettamente integrata nel sapere scientifico da cui deriva. I media e la tecnologia non dovranno essere lo strumento diabolico di un'inevitabile schiavitù totalitaria, come sono oggi, e non dovranno essere neppure uno strumento di dominio nei confronti di una umanità ignorante su questioni scientifiche,  e neppure il rifugio di un'umanità spaesata e senza valori e senza cultura, come appaiono i giovani di o
ggi.
L’uomo postmoderno è colui che risponde a una morale atea e conseguentemente anche a una cultura atea, ossia a un’etica relativa, quell’etica relativa contro la quale tanto accanitamente si scaglia il papa Ratzinger.  E’ un’etica che riconosce nell'essere umano, nei suoi bisogni ed emotività, un comportamento che poggia solo sulle attività umane, sia materiali che culturali. Essa non ha dogmi ma solo norme dettate dalla legge umana e da ciò che la conoscenza umana porta a comprendere, quindi variabili e migliorabili. Per arrivare a questo l’uomo postmoderno dovrà  passare attraverso la distruzione di tutti quei valori che hanno costituito le basi della sua civiltà con la consapevolezza che solo una eresia lo potrà salvare.  

Indice dell'Opera

[1] Una osservazione che Freud ripete in continuazione nelle sue opere è quella sulla origine dei sensi di colpa e delle nevrosi ad essi associate. Ribellarsi alla religione che è stata imposta dalla famiglia equivale a ribellarsi alla famiglia stessa, con conseguenti sensi di colpa.    

[2] S. Harris, La fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione, Nuovi Mondi Media.

[3] Severino Emanuele, La filosofia contemporanea, Bur, Trebaseleghe (PD) 2004, p. 493.

[4] La storia della ricerca scientifica sulla Sindone inizia nel 1898, e da allora ricercatori di varie discipline hanno tentato di "leggere" la Sindone per svelarne i misteri. Sono state effettuate immagini fotografiche di ogni genere, riproduzioni tridimensionali e multimediali, studi sul tessuto e sulla tessitura, analisi di pollini, sangue, aloe, mirra, aragonite, indagini medico-legali sulle impronte ecc.

[5] Poggi Stefano, Il Positivismo, Editori Laterza, Roma – Bari 1991, p. 188.

[6] G. Lolli, "Beffe, scienziati e stregoni. La scienza oltre realismo e relativismo". Il Mulino, Bologna 1998

[7] Ibid.

[8] Dal sito http://www.filosofico.net

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